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LAVARONE right

a Bolzano

Il cacciatore Ötzi prima di morire uccise 4 nemici 

Dodici anni fa, quando venne trovato nel ghiaccio, Ötzi, la mummia del Similaun, sembrava un innocuo pastore. Poi, gli scienziati che si sono occupati di lui, hanno cominciato a dire che poteva essere, forse, uno sciamano, una vittima sacrificale, un cacciatore morto in un incidente di caccia, colpito per sbaglio da una freccia di un “collega”. Ieri, a Bolzano, l'occhialuto archeologo australiano Tom Loy ha raccontato un'altra straordinaria verità sulla più vecchia mummia europea: Ötzi ha combattuto e colpito altri uomini prima di morire. Sulla lama del pugnale, l'asta e la punta della freccia spezzata nella faretra e sulla sopravveste di pelliccia c'erano tracce di sangue che non appartengono a lui, ma ad altri quattro uomini diversi. «Questo significa che c'è stato un combattimento poco prima della morte. Forse tra gruppi di cacciatori. E alla fine Ötzi ha avuto la peggio», spiega Tom Loy. L'antropologo ha annunciato i risultati della sua ricerca ieri, al Museo Archeologico dell'Alto Adige a Bolzano, il futuribile museo costruito attorno alla mummia di 5000 anni fa. Era assieme un appuntamento scientifico e commerciale, perché si annunciava che le nuove scoperte, anche se non ancora pubblicate su riviste scientifiche, verranno presentate nel film documentario "Ultimate guide: The iceman 2" che andrà in onda per la prima volta in Italia il 22 ottobre alle ore 20.30 sulla rete privata Discovery Channel Italia. Il film è stato girato da Brando Quilici. Tom Loy e il suo gruppo hanno lavorato sul "Dna mitocondriale", cioè sullo stesso tipo di campioni di patrimonio genetico che negli anni scorsi era stato studiato sull'Uomo dei ghiacci. E hanno scoperto che sia Ötzi sia le sue vittime erano gente del Nord, popolazioni che vivevano tra le valli alpine e le zone dell'Europa settentrionale. Niente a che vedere con i primi italici. Dunque, è stata una lotta fratricida quella che ha impegnato l'Uomo dei ghiacci prima della sua morte. Come accade ormai da una dozzina d'anni, bisogna ricostruire da capo lo scenario di quel che accadde nella primavera di 5000 anni fa, in pieno Neolitico, quando è avvenuta la morte dell'Uomo del Similaun. 
Possiamo immaginare che sia partito e non da solo, come vedremo da un villaggio della Val Venosta o della Val Senales. Probabilmente, dicono i ricercatori, da quello che sorgeva su uno sperone di roccia, là dove oggi c’è il borgo medievale di Castel Juval. Avevano preso, lui e i suoi compagni, la via dell'alta montagna, forse per cacciare gli stambecchi che venivano a brucare nei pascoli di alta quota e a bere nei laghetti che si formano allo sciogliersi dei ghiacci. Ma forse si trattava di una spedizione punitiva contro un gruppo di cacciatori rivali. Un combattimento infatti deve essere avvenuto, se quest’uomo, già molto anziano (aveva 46 anni, una enormità per l'epoca) ha potuto affondare il suo coltello di pietra fissata a manici di legno nel corpo di altri uomini. E si è sporcato il mantello di sangue, ha tirato frecce con le aste di lantana. Forse non con l'arco che gli è stato trovato. Un arco potente, di legno di tasso, simile a quello che 4000 anni dopo avrebbero deciso a favore degli arcieri inglesi una battaglia campale contro i francesi. Ma quell'arco, ritrovato sul Similaun accanto alla mummia, era ancora da terminare. Forse Ötzi l'ha rubato ad un suo rivale ucciso. Perché alla fine, se la freccia sporca di sangue era nella faretra, allora c'è stato tutto il tempo per recuperarle dai corpi degli avversari. Quindi, alla fine dello scontro, è il gruppo di Ötzi che ha vinto. Su almeno quattro avversari, ci dice il Dna. A questo punto, sembra che gli scenari si divarichino di nuovo. Può darsi che il vecchio guerriero sia rimasto ferito. Una radiografia ha visto che sotto la sua scapola destra, ben infilata nel corpo, c'è la punta di una freccia lunga 28 millimetri. Una ferita che non gli ha lasciato scampo, ma che sul momento non sembrava così micidiale. L'Uomo del Similaun l'ha ignorata, finché non l'ha indebolito e fatto stramazzare. Non è riuscito a tornare al villaggio con i suoi compagni. Ma c'è una seconda possibilità: la veste presenta due fori sul lato sinistro, uno a metà della schiena e l'altro all'altezza della spalla. Entrambi i fori presentano tracce di sangue con lo stesso Dna. Quindi, una persona sanguinante si è abbattuta sulla schiena di Ötzi. Un altro campione è stato preso da un piccolo foro che dovrebbe essere il punto di ingresso della freccia nella scapola di Ötzi e il Dna appare essere un miscuglio tra due diversi. Uno era probabilmente quello di Ötzi, proveniente dal sangue fuoriuscito dalla ferita e l'altro dalla stessa persona che aveva lasciato tracce di sangue sulla veste. Quindi possiamo pensare ad un combattimento che termina con la morte del nostro uomo, che rimane lì sul terreno. Cade su un poggio, mentre soffiava un vento caldo e secco. Poco dopo la sua morte, la notte, ha nevicato. Il suo corpo è stato così prima essiccato e poi protetto dagli animali predatori di carogne. Ed è arrivato fino a noi per rivelarci pezzo dopo pezzo la sua storia misteriosa. 

                                            

    

 
  

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Antonio@Enio